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Sostanze stupefacenti: ordine pubblico o questione culturale e sanitaria?
Ad un anno dalla famosa Operazione BLU che vide alcune persone ristrette della propria libertà per 16 giorni con pesanti accuse, successivamente destrutturate dal tribunale del riesame di Trieste, il territorio del basso isontino ritorna ad essere protagonista nel subire operazioni di polizia definite contro il narcotraffico, ma che lasciano grossi dubbi su efficacia e obiettivi reali.
Incontro pubblico giovedì 18 febbraio 2010 ore 20 – Officina Sociale, via Natisone 1 Monfalcone
Sostanze, Lotta al narcotraffico, Società del consumo, ricerca del piacere, carcere , diritti civili.
ne parliamo con:
Capaldo Luciano (Operatore Drop In Monfalcone)
- operatore del Drop in di Monfalcone
Avv. Riccardo Cattarini ( Camera Penale di Gorizia)
- l’azione della Camera Penale di Gorizia contro l’operazione di polizia svolta nel Basso Isontino tra il 5 e 6 febbraio. Consigli utili per conoscere i propri diritti.
Anastasia Barone (rappresentante studenti UDS)
- un punto di vista studentesco.
Rappresentante Centro Sociale Rivolta (Marghera) Venezia
- una esperienza dal basso di osservazione ed intervento nei contesti di musica elettronica.
Tutti sono invitati.
La rassegna stampa su MorireDiCantiere:
http://moriredicantiere.wordpress.com/2010/02/07/delirio-sicuritario-2010/
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FESTA di MONFALCONE TERRITORIO
Sabato 13 febbraio a partire dalle ore 20 si terrà la festa di Monfalcone Territorio presso la privata da Valdino a Soleschiano.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti.
Si abbia però la cortesia di portare qualcosa da mangiare da condividere con gli altri, qualsiasi cosa va bene.
Per chi non conoscesse il posto: a Ronchi dei Legionari girare a sinistra (venendo da Monfalcone) in direzione del campo da baseball, subito dopo il sottopasso dell’autostrada girare la prima via a sinistra e andare fino in fondo costeggiando la vigna (la strada ad un certo punto non è più asfaltata).
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Il punto
In questi ultimi anni l’immiserimento del dibattito politico ha prodotto effetti che rischiamo di pagare a lungo.
Ormai sembra che, nel nostro paese, sia stata dispersa ogni capacità di analisi seria sulle grandi questioni di cui, invece, si parla in tutti gli altri paesi d’Europa.
Tutto si è ridotto a slogan, a una semplificazione di temi e problemi che se oggi fa guadagnare voti a chi li propone, a medio e lungo termine si trasformerà in incapacità ad affrontare consapevolmente le sfide, anche drammatiche, che il futuro prossimo ci presenterà.
Oggi tutto sembra giocarsi sulle questioni dell’appartenenza, dell’identità d’origine.
Che importa se i cambiamenti climatici, come solo pochi giorni fa ha ammonito il presidente Obama, porteranno problemi giganteschi?
Che importa se continuare a puntare sulla combustione di idrocarburi, ci condannerà ad esaurirli in poche decine di anni?
Che importa se a parlare di nucleare siamo rimasti quasi solo noi in Italia mentre gli altri paesi europei ne hanno deciso l’uscita?
Che importa se la globalizzazione governata dalle multinazionali sta producendo danni in tutto il mondo e colpisce anche in Italia, ovviamente il lavoro e non il profitto?
Che importa se il fenomeno delle migrazioni è una questione epocale che non si può risolvere con il carcere, ma dando speranza e futuro al sud del mondo?
L’importante è trovare spazio nella grande giostra del potere politico e se per ottenerlo bisogna giocare sporco, se si arriva a far credere alla gente che i problemi del lavoro, delle risorse che mancheranno, della complessità dell’evoluzione sociale si risolvono con la Padania, con l’uso dei dialetti, con il carcere o la morte per gli immigrati, con le ronde e con il pensiero unico del Capo allora vuol dire che non c’è più limite al pudore.
Rincoglionire la gente con la rappresentazione televisiva di un mondo inesistente, spostare i ragionamenti della gente dalla complessità della vita a misere ricette che riguardano il qui e adesso sembra essere la ricetta per governare sereni verso il disastro che pagheremo anche quando Bossi e Berlusconi non saranno più tra noi.
A Monfalcone si sta avvicinando il tempo delle elezioni per il dopo Pizzolitto e il nostro timore è di assistere a una disputa che, per garantire la vittoria, si svolga all’insegna della banalizzazione dei problemi e alla nascita di proposte e programmi senza lungimiranza che puntino ad attrarre gli elettori con ricette estemporanee e sempre più banali.
Abbiamo degli esempi da tutte due le parti. Le recenti ordinanze della giunta Pizzolitto che hanno il dichiarato obiettivo di tacitare qualche mal di pancia dei frequentatori cronici dei bar in cui spararle grosse sembra lo sport preferito, dall’altra abbiamo un centro destra che si è ricoperto di ridicolo con la grande battaglia contro la raccolta differenziata (unici al mondo) mentre le loro giunte elette come a Gorizia anche su queste posizioni, hanno beatamente proseguito sulla strada del porta a porta senza cambiare una virgola rispetto a quanto succedeva prima.
Quanto ci piacerebbe che qualcuno iniziasse a parlare su cosa fare, anche nella nostra città, per prepararci ad affrontare seriamente le sfide che già oggi vediamo profilarsi.
Cosa fare seriamente per la situazione sanitaria di Monfalcone in cui non esiste solo l’amianto ma, ad esempio, una concentrazione abnorme di diossine prodotte dalla centrale che rischia di ripetere, fra qualche anno, il dramma dell’asbestosi?
Cosa fare per preparare la città alla futura crisi energetica e del petrolio in particolare da tutti annunciata (ci dimentichiamo che era a 160 dollari poco più di un anno fa e che già ora si parla di un dopo crisi a 200 dollari)?
Cosa fare in città per favorire i consumi locali e a km 0?
Cosa fare seriamente per governare la trasformazione sociale che il trasfertismo e l’immigrazione hanno generato negli ultimi anni? Si può realisticamente pensare che sia possibile tornare ad una Monfalcone che non c’è più e che forse ci piace solo perché è lontana nel tempo?
Cosa fare per il mondo del lavoro che oggi vive, con tutta evidenza, il dramma di scelte fatte in ambiti lontani dal noi (la globalizzazione bellezza) come insegnano il caso Ineos e Eaton? Come ricostruire un’economia che non dipenda dalle scelte di Fincantieri che ha puntato tutto sui bassi salari e sul caos organizzativo?
Sono tutte questioni che ci piacerebbe venissero affrontate con serenità e serietà.
Noi inizieremo a farlo, anche se temiamo che verremo tutti nuovamente travolti da slogan di facile presa, da programmi elettorali che si differenzieranno sulla posizione di una rotonda, sul peperoncino o le bombe a mano di cui dotare i vigili, su come costringere i nostri concittadini bangla a diventare bisiacchi o a tornare a casa.
Forse si può ancora guardare un po’ più in alto e più lontano. Forse. Noi ci proviamo.

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

SOMMARIO DEL NUMERO 4, DICEMBRE 2009
Pag.02 Editoriale: Eccoci al numero 4 del 2009
Pag.03 Il punto
Pag.04 Monfalcone città insostenibile
E se il vero sviluppo fosse lo sviluppo zero?
Pag.06 V per vendetta
Pag.07 Tentazioni in tempo di crisi: dove va Fincantieri?
Pag.08 Ospedale: quando i numeri fanno giustizia delle parole
Pag.09 Cronistoria di Neomonfy aggiornata al 31/12/2018
Pag.10 Il “Piccolo” editto di Mercatello
Pag.11 Sapere, Far Sapere, Saper Fare, Fare
Overnight overday
Pag.12 A volte ritornano
Pag.14 10 domande al ministro
Pag.15 A Roma anche i farabutti di MT
Pag.16 Voci dall’Eaton
Pag.18 La patente per votare
Pag.19 Chi norme non piglia pesci
Pag.20 La posta in gioco
Il “bisiaco” in camicia verde
Pag.21 Ci voleva lui
Pag.22 Oriazi e curiazi e la sfida di burletta
MT alla Farnesina
Pag.23 Spritz
Pag.24 Intervista a Vauro
Pag.25 A tu per tu con… Claudio Marongiu
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CONVENTION DI ”MONFALCONE PULITA NEI CERVELLI”
Il dibattito oggi esce dal web
L’INCONTRO SI TERRA’ ALL’ISTITUTO DI MUSICA VIVALDI
IN VIA GALILEI 93 MONFALCONE
MARTEDI’ 1 DICEMBRE ALLE ORE 18
Dopo aver raccolto oltre 800 iscritti in pochi giorni, in risposta al gruppo ”Monfalcone pulita, piazza vecchia e…. senza bangla”, il gruppo ”Monfalcone pulita nei cervelli” esce da Facebook ed entra nella città reale. Lo fa dando un appuntamento a tutti i suoi iscritti per oggi, dalle 17.45 alle 20, al Centro giovani di viale San Marco. Un luogo non casuale: il sito Facebook di risposta a quello anti-bengalesi è nato anche dalla constatazione che molti studenti, soprattutto liceali, avevano dato voce al gruppo ”contestatore”. Ecco perchè quelli di ”Monfalcone pulita nei cervelli” hanno inteso dare un segno chiaro e indire la sua prima uscita pubblica in un luogo che tradizionalmente è dedicato ai giovani della città. La motivazione della riunione è chiara: «Incominciare a pensare alla Monfalcone di domani che non può essere quella che vorrebbe la Lega. Cosa fare per iniziare a ragionare e a metterci del nostro? Primo incontro della Monfalcone positiva».
Già confermata la partecipazione di molti rappresentanti politici locali: l’assessore ai Lavori Pubblici di Staranzano Michele Rossi e quello all’Urbanistica Maurizio Negrari, il consigliere comunale Emiliano Zotti, il vicesindaco di Monfalcone Silvia Altran, il consigliere comunale di Staranzano Flavio Pizzolato, Vincenzo Incarnato, solo per citarne alcuni. Ciò che però salta all’occhio è l’adesione di molti ragazzi delle scuole cittadine, specie del Liceo, che evidentemente si sono sentiti tirati in ballo e non ci stavano a essere bollati come razzisti. Molti hanno anche partecipato alle discussioni che in queste settimane, dopo la nascita del gruppo, sono sorte sulla pagina web. Una risposta, quella del gruppo ”Monfalcone pulita”, anche all’iniziativa della Lega Nord che aveva installato un gazebo in piazza per raccogliere firme contro la moschea. (e.o.)
Il Piccolo, 01 dicembre 2009
DUEMILA FANS HANNO ADERITO ALLE DUE PAGINE: UNA CONTRO E L’ALTRA A DIFESA DELLA COMUNITÀ ASIATICA
Il caso-bengalesi divide la città su Facebook
Accuse reciproche di razzismo ed eccessivo lassismo. Le dimissioni di Luise tengono banco nel dibattito
di FABIO MALACREA
La ”piazza dei bangla” divide Monfalcone su Facebook. A colpi di accuse di razzismo e controaccuse di eccessivo lassismo. Un dibattito che coinvolge ormai quasi duemila persone: 1030 i fan messi assieme da ”Monfalcone pulita, piazza vecchia e senza bangla”, la pagina polemica che ha aperto il dibattito sul web, alla quale è stata subito appiccicata l’etichetta di razzista soprattutto per i toni di alcuni interventi. E 818 i membri della pagina antagonista, ”Monfalcone pulita nei cervelli”, che si definisce ”gruppo di resistenza civile per chi vuole pensare alla Monfalcone di domani e non a quella di ieri”, messo in piedi da Arturo Bertoli, ex consigliere dei verdi e dei Cittadini di Monfalcone, ormai lontano dalla politica attiva. E proprio oggi, al Centro giovani, Bertoli e amici si incontreranno nella prima convention per conoscersi e dibattere il tema della ”deriva razzista” contro una comunità pacifica e lavoratrice in cui la città rischia di precipitare.
Al centro della polemica a distanza c’è piazza della Repubblica – quella rinnovata tre anni fa – che è diventata il centro di ritrovo della comunità bengalese cittadina. Secondo il fondatore di ”Monfalcone pulita, piazza vecchia e senza bangla”, l’obiettivo iniziale era una critica alla nuova piazza: sporca e disordinata, diventata il punto di ritrovo di tanti stranieri. Al via del dibattito però i toni razzisti non si sono fatti attendere. Gli ultimi di questi giorni. Livio: «Ciò che sta avvenendo si commenta da solo. Vedrete in futuro le conseguenze di tanta tolleranza, sulla vostra pelle non sulle vostre parole. Grazie politici monfalconesi». Gigi: «Ma perchè una buona volta non andiamo a dirglielo ai nostri politici e agli imprenditori». Molto attivi soprattutto gli studenti, i liceali, ma anche chi è critico verso le posizioni più estreme.
Proprio i liceali, gli altri, sono diventati lo zoccolo duro del gruppo antagonista ”Monfalcone pulita nei cervelli”. Che in poche settimane è riuscito a raccogliere un bottino di fans quasi pari a quello avversario. Molto più ”alto” il tono del dibattito. Che non manca di trattare il caso Luise, l’assessore alla Sicurezza dimissionario. Scrive Bertoli: «L’assessore Luise se ne va. Non è riuscito a garantire la sicurezza a Monfalcone che voleva ottenere con le sue ordinanze su bici, sputi e accattoni. La notizia è fresca e io mi sento più insicuro: cosa faccio adesso se vedo una bici appoggiata al muro, se incontro un francese (sputacchiano mentre parlano…) o se qualcuno allunga una mano e mi chiede un euro?». Replica Fabio: «Penso che non sia stato il senso del dovere a muovere Luise. Immagino una sua nuova collocazione che gli offre il massimo dei ruoli ricopribili a Monfalcone».
Ma spazio viene dato anche alla questione moschea e alla raccolta di firme promossa dalla Lega. C’è chi propone una contromanifestazione, che non c’è stata, altri che si appellano alla tolleranza. Silvia: «Sono convinta che la tolleranza sia uno degli ingredienti della nostra libertà e che il pensiero leghista sia quanto di più ottuso. Questi banchetti nascono con intenzione primaria di creare tensione e discordia».
Ma è sulla difesa diretta dei diritti degli immigrati del Bangladesh che il dibattito si accende. Un’altra Silvia: «I bengalesi sono persone di un’altra etnia che cercano di rifarsi una vita. Probabilmente qualcuno non sa che cinquant’anni fa eravamo noi italiani a fare gli immigrati fino alle coste dell’Australia. Ci chiamavano sporchi italiani e le condizioni di vita erano indecenti. Ma non abbiamo ancora capito niente?».
Insomma, dibattito aperto e contrapposizione sempre più netta. E il caso – quello della ”piazza dei bangla” – intanto è finito sulla stampa nazionale e sulla Rai.
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Perchè non se ne parla?
Il disagio psichico è un tema molto complesso e molto delicato che oggi sembra ancor più intrecciarsi al disagio sociale, alla precarietà e a questa diffusa sensazione che per la prima volta dopo secoli fa pensare che il futuro non prometta niente di meglio del presente o addirittura del passato.
E’ un tema che viene spesso rimosso e di cui non si parla .
Eppure è un problema molto presente anche nella nostra città anche se se ne sa poco, quasi fosse un argomento “sconveniente” su cui è meglio glissare.
In altre pagine di MT ne parliamo grazie all’intervento di due medici che del problema, in modo diverso , se ne occupano da molti anni.
Ma oggi qui vogliamo porre anche un’altra questione che riguarda in primo luogo i pazienti ed in secondo coloro che di questi pazienti si occupano.
Sappiamo che il disagio psichico è una condizione di grande sofferenza che spesso diventa un peso insopportabile che spinge anche a gesti estremi come via di fuga da un dolore insostenibile e da una situazione che non lascia intravvedere altre soluzioni.
E’ una condizione con cui spesso le famiglie e gli operatori sanitari si scontrano ed è un rischio che dovrebbe essere costantemente monitorato e prevenuto.
Come mai , allora , negli ultimi anni almeno 3 persone , donne, seguite ed in cura presso il centro di salute mentale di Monfalcone hanno cercato la morte lanciandosi dalle finestre del centro o dalla contigua scuola elementare?
Ma , soprattutto, perché di queste vicende così dolorose nessuno ne ha saputo niente?
La morte di Nevia che si è schiantata gettandosi dal terzo piano della scuola e quella di Fulvia che era rimasta gravemente ferita gettandosi dalle finestre del CSM e che se ne è andata dopo una lunga permanenza in ospedale a Cattinara non sono diventate notizie che potevano far nascere altre domande sul come e perché siano riuscite a sfuggire al controllo di chi le aveva in cura e se era stato fatto tutto quello che si poteva per prevenire queste tragedie.
Non si è saputo niente nemmeno di Laura che, lanciatasi anche lei dalle finestre della stessa struttura, fortunatamente si è salvata anche se con lesioni non proprio trascurabili.
A nostra presa domanda il Sindaco Pizzolitto e l’assessore ai servizi sociali Cristiana Morsolin hanno dichiarato di non averne mai saputo nulla.
Noi crediamo , con tutto il rispetto per la scelta dolorosa di queste persone e con tutta l’attenzione per il sacrosanto diritto alla privacy delle famiglie coinvolte, che tragedie come queste che direttamente o indirettamente riguardano l’efficienza di una struttura sanitaria di grande importanza, non possono passare sotto silenzio e ci stupiamo che non ne siano stati informati i rappresentanti istituzionali della città.
Vorremmo qualche risposta.
Perché il silenzio che spesso accompagna la vita di queste persone fragili e sofferenti non le segua anche nella morte e perché è giusto interrogarsi se si è fatto tutto quello che si sarebbe potuto per prevenire esiti cosi definiti e dolorosi.

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

SOMMARIO DEL NUMERO 3, AGOSTO 2009
Pag.02 Editoriale: Perchè non se ne parla?
Pag.03 Se l’ospedale scoppia…
Emergenza in corso
Pag.04 Sanità: a domanda rispondono
Pag.05 Ospedale: alla ricerca della mission perduta
Pag.06 Medicina dell’anima
Pag.08 Disagio sociale
Pag.09 Metanizzazione o…
Pag.10 Soldi ad alta velocità
Pag.11 La violenza sulle donne
Pag.12 Lottavano (e lotteranno) così come si gioca
Pag.13 Grandi manovre
Pag.14 Dante e il purgatorio… di Panzano
Pag.15 Confini e salute pubblica
Pag.16 Alta politica o schizofrenia?
Pag.17 G8 a Trieste
Pag.18 Un poeta è un poeta è un poeta
Pag.19 Lipari 1929, fuga dal confino
Pag.20 Un sogno, non è mai soltanto un sogno
La nostra storia è questa
Pag.22 Sostanze e lavoro al tempo della crisi
Pag.24 Il viaggio di Ines
Pag.25 Liberalizzazione dell’autostrada
Pag.26 Examinations
Pag.27 Monfalcone vs Real Madrid
Pag.28 50 anni di Black Panthers
Pag.29 L’anomalia in sospensione…
Pag.30 Qui non è più proibito parlare
